Biodanza - Testimonianze
Parole come Gesti
ABITI-AMO-CI
La continuité d’un régard
Abito
quella casa di mattoni rossi africani
e quella del mare col profumo delle colline e dei girasoli piegati
e prima ancora quella dove la luce delle persiane ne pomeriggi assolati era l’unica festa.
E i miei mille traslochi gli spostamenti dei mobili nei disillusi giorni di solitudine
e il sospiro della pianta che trova il suo luogo per vivere.
Amo
ora
la mia urgenza d’amarmi
nella mia casa di finestre aperte
nella ricerca dei contorni speziati delle cose
nel ridipingere di senso il silenzio
E nel ricominciare sempre da me togliendo il pieno dal vuoto.
Amo
i punti di attesa
e i bagliori improvvisi
sposto le tende per il sole accecante
e con altre cornici apro altri mondi.
E corro fuori a sentire i nuovi suoni e i profumi d’incenso
che il mondo sparge.
E al mattino decomprimo la notte con quel primo respiro
tra la collana e il rossetto rosso: son viva!
Ogni giorno è il primo vagito dell’incontro con ciò che viene.
Amo i luoghi confusi della mia mente
le contratture e le gioie del corpo conosciuto e lasciato conoscere
ormai.
E il Ci
è l’attesa di quell’incontro
dei piccoli passi, dei giorni, dei senza respiri, e dei pianti fragorosi.
Tutto sempre più lento il pianissimo e lontanissimo insieme.
E sembra non arrivare mai … non arrivar-ci mai.
Ma quando l’incontro ci accoglie perdiamo la fretta e la potenza dell’avere:
il tempo è il nostro tempo.
E l’incontro è spostare la mano dal nostro cuore a quella dell’altro
ma la mano
la nostra
è sempre più immersa in noi.
Cristina
Ottobre 2011
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NOI INSIEME AD INIZIARE - LE ALI

Noi a ricercare le mani conosciute
e gli sguardi nuovi
noi nel seme dell’inizio.
Ritrovarsi è ritornare a respirare
riniziare ad abitare il luogo dell’attesa
dove ancora siamo ospiti a noi stessi
troppo spesso.
E lasciarci guardare dalla Danza che ci trova Vivi
ancora.
Lei, l’unica vera straniera.
E noi quasi a nascondere la commozione nel cerchio dell’amore
prima della fine.
Noi a custodirci insieme
accompagnati
nel passo a due
inventando la strada
alleggerendo l’umanità ferita e alle spalle due ali, quelle dell’Altro.
E accoglierci fino alla terra
e tenerci per mano
Perché si possa riposare
insieme
sotto l’albero dei desideri.
Cristina
Settembre 2011
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AMARE E’ GENERARE

La mano dice all'altra mano.
Amo quell' odore
che indossi di sera prima dell'incontro
che è fragranza sublime
di gelsomino e luna piena.
Amo come danzi il centro e non la periferia
perchè è il centro la Sorgente del tu e non dell'io.
Amo il tuo prendermi in coppa il viso
e farlo fiorire quel sorriso antico
che non sfuma
e le parole
sussurrate che nessuno sente
se non l'orecchio incantato del cuore.
Amo come ti elevi al cielo
portando luce o quando la ricevi dal basso
come a raccogliere fioriture.
Amo quando sono io sul cuore
e tu sulla pancia.
Amo quando tu stai in silenzio
ed io posso parlare
ma di più amo quando siamo nel silenzio
e iniziamo a generare.
Amo quando raccogli le lacrime come perle
e ne infili una ad una e le sgrani come un rosario
contando i volti
tutti
ed io metto la chiusura
facendo quel nodo antico di destinazione
perchè amare è generare
e perchè noi
noi siamo sempre fertili.
Noi siamo i figli dei nostri gesti
e i nostri gesti sono creatori di nuovi mondi
perchè amare è generare
e perchè noi
noi saremo sempre fertili.
Amo
e continuo
a generare
e continuo a generarmi.
Cristina 2011
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Le Stagioni del Cuore
Troppo lunga
troppo larga
la manica del cuore
a prenderti così
da vicino
quando lo sguardo si apre
quando il piede batte su un tempo mai sentito
Eccoti sempre
A proteggermi dal vento contrario
o a spingermi per la forza.
Riconosco la stanchezza dell'odore
di quelle colline
i pianti del cercar casa
la porta aperta e senza finestre
o quella col chiavistello pesante.
Dammi la mano
in questa ronda
Dammi lo sguardo
qualunque esso sia
Dammi la forza che tutto passa
e noi
che siamo noi
non passiamo
ma girando cambiamo
stagioni importanti queste
le stagioni del cuore.
Grazie
Cristina 2011
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La Terra è Viva insegna lentezza e pazienza
Solidità e stabilità
in continua trasformazione
La mia terra è nella mia pancia
rotondità luminosa e calda
mi rotola con facilità per farmi sentire se oso, nuovi equilibri.
Lascio il mio peso alla terra e mi sento
con morbidezza prendo la forza
per la mia azione.
Ad ogni passo la terra mi accoglie
se cedo dolcemente e mi affido
lasciandomi piegare
posso spiccare il volo.
Incontrare un altro mondo,
l’altro
nuovi possibili e sconosciuti
equilibri
giocati tra due forze che non si oppongono ma creano
tra le risa.
Il ritmo mi sprofonda nella terra, l’aria mi fa sentire il volo
ed insieme in una danza
mi fanno andare
con la percezione di me e della mia forza.
Al mio ritorno la terra mi accoglie e mi sostiene
posso cederle il mio corpo
lasciarmi totalmente andare e riposare.
Ora sono io terra
Ora sono io montagna
ferma e solida
ma aperta e presente alla vita
che danza davanti a me
Silvia mi dona il suo essere sensibile
sono ferma ma emozionata
accolgo con amore la vita.
B.
Novembre 2010
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Argento e nero
Profondità abissali e lampi di luce
mi sorprendono nel mio contemplare
la tua gioia incontenibile
di essere al mondo - e col mondo
e di calpestarlo a grandi passi
che risuonino a lungo.
Poi, dietro l’angolo,
ombre di gorghi risucchianti
non del tutto domati.
È un richiamo lontano.
Tu ti volti, ti scrolli
mentre il passo rallenta
e con una smorfia
guardi altrove. Ma sai
che ti frenerà ancora.
Io sorrido
perché ho visto
che quella zavorra
è ormai quasi un vezzo, una scusa.
E tu presto sarai libero di splendere.
A. 2009
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Vado a scoprire il resto del mondo ora, coraggio e quasi non ne ho voglia.
Ci mettiamo a gruppetti seduti, uniti dalle mani, e chi vuole può andare o tornare e
cambiare il suo posto in queste isole di gente allacciata insieme, qua e là nel mondo di questa palestra.
Con questi legami è facile. Quando mi alzo cerco le persone che mi sono più care, ma sono sparpagliate nei vari cerchi,
non so scegliere, gironzolo un po’, poi sotto un moto casuale vado a slacciare una stretta e a frappormi.
Vengo accolto quasi con gioia, due si scostano sentendomi arrivare, mi guardano, mi vedono e sorridono facendomi entrare, sento quasi gratitudine,
non erano gentili, né rituali, accolgono un passante e gli danno il benvenuto, penso, e stringono le mani.
Così andiamo e veniamo, entriamo nelle vite degli altri e ci separiamo, facile qui, andare tornare.
Ma intanto sentiamo.
Sto meglio ora, è come se questa poca accoglienza fosse già molto.
Per chi ha molto, ciò che arriva in più sembra poco, ma quel poco per chi invece ha poco è di certo tantissimo.
Ed io anche il poco lo voglio godere come fosse molto.
E’ molto.
-
G.2009
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La Danza delle mani lente
Ciao, amico sconosciuto, benvenuto alla danza delle mani lente, Viviana
s'inventa anche questo e ci fa raccontare di noi con le parole delle dita.
Benvenuto nelle mie mani come io spero di esserlo nelle tue: che sono
morbide, quasi paffute, lisce e parlano di te che non conosco: nascondono
bene i dolori aguzzi, i tuoi strapiombi, sembra un pianoro d'erba ma, se sei
qui a danzare con me, le tue mani bisbigliano che hai sofferto, che il tuo
cuore è grande come il tuo respiro profondo, e la tua solitudine leggera
come un aquilone.
Lo fanno con dolcezza, e lentezza, e un ritmo leggero che sembra una brezza;
quei racconti che scorrono via quando li si legge e finisce il libro senza
accorgersene, e alla fine si dice 'che bello': che bella la tua vita, e
dolce, e lenta: la racconti bene con le tue dita, morbide, quasi paffute,
lisce, che nascondono bene anche se si vede bene tutto, se sei qui a danzare
con me; che bello che tu sia qui con me.
Scusami per le mie mani: o sono immobili o scattano: disegnano scarabocchi
e s'incasinano sempre cercando di correggere, aggiungere, ricordare:
perdono la memoria e il filo del discorso: si tuffano in sabbie mobili
d'occhi, contemplano angoli di lago; si abbandonano col palmo, stanche,
sfinite, scottano poi si raffreddano: carezzano da poco in fondo e
s'emozionano sempre quando vengono sfiorate. Non sono proprio mani
razionali, mature, consapevoli: le mie sono dita tra l'adolescente e il
bambino, immobili o scattano, per sogno o per paura: s'innamorano così
facilmente, così facilmente s'intristiscono: si perdono su sentieri
immaginari, cascano senza proteggersi.
Grazie che le addestri, come si fa con un cucciolo: col guinzaglio della tua
dolcezza, della tua lentezza, di un ritmo leggero che sembra una brezza: le
nostre solitudini volano leggere come aquiloni che s'incrociano
nell'azzurro.
Grazie dei tuoi racconti, amico sconosciuto, li metterò nella mia libreria,
fra i libri preferiti su in alto, negli scaffali difficili da raggiungere
così non li presto a nessuno e non rischio che non me li restituiscano.
Spiegherò alle mie mani come si può fare per raccontarsi, come fai tu, col
tuo stile morbido, quasi paffuto, liscio, che nasconde bene: anche se si
vede bene tutto, se sei qui a danzare con me.
Benvenuto nelle mie mani come io spero di esserlo nelle tue, amico mio
Franco 2008